Hanno detto di Effecinque

Rockit di N. Salvemini

“In loro c’è sempre stata molta versatilità e dinamismo acceso, come in “Lenzuola” che ha lo stesso suono di una track degli Stone Temple Pilots eseguita da Alberto Ferrari. Maurizio Lollobrigida e Enrico Strina, rispettivamente voce e chitarra e voce e batteria, sfogano tutta la loro ira in “Formatore”, che è dispotica, ma sorprendentemente non nel testo e nel modo di cantarlo, che sorride a Fine before you came (…) un lavoro che culmina in una maturità concreta e riconoscibile, ed è caratterizzato da un potente timbro, radicale, che è sempre più difficile incontrare. E ce lo ricorda ancora una volta “Resina” – che è un po’ “Corteccia”, ma è anche “Lateralus” dei Tool –: restare indifferènti a Differènce è impossibile”.

 

Eclissidistorta

“Effecinque, il terzo album dei Differènce, è il tasto che apre il portellone del cuore lanciandosi in un canto in picchiata attraverso il livore, alla ricerca di un equilibrio fatto di consapevolezze.
In brani come “Non aprire quella bocca” la sensualità marziale della musica scandisce un sornione senso requisitorio che pervade tutto l’album in cui non ci sono soluzioni ma appigli per darsi un nuovo slancio e ricominciare. “Effecinque” è una catabasi scandita a ritmo di distorsioni da defibrillatore che in maniera fresca non si fa mancare in brani come “Potevamo fare peggio” rimandi ad album come Verdena, o addirittura ai Tool come accade con “Resina Xl”.
Se vedete ancora i nuvoloni della vostra ex minacciarvi o più semplicemente siete scampati al temporale e volete semplicemente scuotervi di gioia come a levarvi di dosso quel po’ di polvere che vi ha lasciato ascoltateli”

 

 

Qubemusic (di G. Marsibilio)

“I Diffèrence riprendono il mantra del grunge riportandolo nel mondo dei vivi. Il sound risulta in alcuni brani paradossale, e tutto questo viene dalla capacità di unire situazioni e suoni famigliari ad una ruvidità, una cattiveria quasi aliena. Il disco è un tributo ad una sorta di religione del rischio, un simbolo che vuole scuotere e osare ancora di più a livello musicale (…). Tutto l’impianto sonoro sembra una citazione a Motorman di David Ohle, romanzo viscerale e distopico di questo scrittore statunitense, che in una grande botta di genialità ha scritto una frase del genere: “Consider the future, Moldenke. Do you imagine we’ll ever get there?”. Veramente pensiamo di arrivare nel futuro senza fare i conti con il grunge o con la rabbia? Allora senza disilluderci o avvelenarci mettiamo sul piatto, nello stereo o su Spotify questo disco. (…) Se vi sentite di accostare questo lavoro ad un album d’oltreoceano fatevi una bella playlist con Effecinque e qualche pezzo dei Citrus Clouds, gruppo con un sound leggermente diverso, ma con tratti estremamente interessanti e analoghi”.

 

Intervista e live a Radio Rock 106.6

OndaRock: Dieci Piccoli Italiani (C. Lancia)

“miscelando Verdena (sentite un po’ l’incipit strumentale di “Lenzuola”, oppure “Potevamo fare anche peggio”) e Ministri, Fine Before You Came e Fast Animals & Slow Kids. Partono a pieni giri sin dalla title track, che prende il titolo dal pulsante utilizzato per fare il refresh delle pagine web, da lì in poi sono davvero pochi i frangenti nei quali si può tirare il fiato, con tanto di quel fuzz sbattuto nelle orecchie dell’ascoltatore. Non ci si annoia mai (…) Sono soltanto in due i Difference, si chiamano Maurizio Lollobrigida ed Enrico Strina, ma sanno mettere in piedi un gran bel caos ben organizzato. Vengono dalla capitale e potrebbero essere loro i nuovi Bud Spencer Blues Explosion, solo un po’ più grezzamente lo-fi, e questo sia inteso come un complimento”

Extra Music Magazine (V. Di Marco)

“Non solo. Tra le pieghe di questi dieci brani, più di qualche citazione se la beccano pure i Nirvana. Quelli di In Utero, però, quando a dirigerli c’era un certo Albini che di registrazioni home-made se ne intende. (…) Anche i i testi non risparmiano stilettate , da “il vostro problema/è che dovreste insegnarci il vostro lavoro/quando del vostro lavoro non ci capite un cazzo” (da Formatore) a “dicevi che io sarei stato il colpevole/giocavo contro il tuo/il tuo cervello esiziale” (da Esiziale). Ruvido, sporco, caotico, tagliente: lavoro davvero interessante, a conferma che le cose fatte in casa, oltre a fare bene, sono pure le più buone”
Wilditaly (di M. Calvano)
Un sound ruvido, abrasivo, che sfrutta tutto il potenziale esplosivo di questo duo: chitarre sature e ritmiche belle piene. Evidente l’influenza di band come Black Sabbath, Pixies, Nirvana e tutto quel filone stoner più “aggressivo” e dalle sonorità dense e gonfie di bassi. I Differènce puntano molto su questo muro sonoro imponente che sovrasta l’ascoltatore e sulla scrittura di brani di impatto, travolgenti e taglienti che profumano di anni ’90 e disagio esistenziale (in senso buono, ovviamente). (…) I Differènce hanno questa dote di alternare con semplicità “rumore” e momenti più delicati con una facilità innata che regala passaggi fluidi e ben costruiti. (…) Effecinque è un grandissimo disco, uno di quei lavori che fa rimpiangere come non mai gli anni ’90 e il sound che li caratterizzava. I Differènce hanno portato alla luce un disco intrigante e il fatto che sia completamente autoprodotto lascia increduli, proprio per la grande qualità sonora e compositiva che ci regala (…); Se siete amanti degli anni ’90 e delle sonorità immortali del grunge e del noise, i Differènce sono il gruppo che fa per voi.”
Intervista su indieforbunnies!
Rockol di M. Jeannin
Maurizio Lollobrigida ed Enrico Strina tornano con dieci pezzi che spaziano dallo stoner al rock venato di heavy blues, raffinando la tendenza alternativa ormai consolidata nel corso degli anni. “Effecinque” riprende quindi in mano quanto fatto fin qui dal duo portandolo ad un livello di essenzialità ancora maggiore. I riferimenti principali in termini di suono sono i Death From Above, per ovvi motivi, ma anche i Japandroids, i Placebo, i QOTSA e i nostri FASK. Questo per dire che i Differènce sanno suonare pesante ma sono perfettamente in grado di proporre melodie che funzionano bene anche all’orecchio meno abituato ad ambienti sonori così aggressivi.
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