Rassegna Stampa Agosto Divide

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Esclusiva Video con articolo su Rolling Stone Magazine

 

“(…) Come Cinghiale, canzone che riteniamo tra le migliori, puro nonsense carico di ironica irriverenza, ottima melodia che prende molto dalla tradizione locale. Le sfumature e gli spunti più personali di questo lavoro alzano il livello espressivo e qualitativo di Agosto Divide” (C. Donatelli – Sound36.com) 

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La title-track, invece, merita un discorso a parte. Agosto Divide è infatti una sorta di esperimento post-punk, arricchito da una chitarra distorta su cui si dipana un coro ossessivo che ripete il titolo del brano, come il vero leitmotiv dell’album. Nel testo è racchiuso l’intero concept dell’opera: la disillusione come strumento di analisi di una relazione che sta lentamente finendo e la rabbia covata, come un urlo liberatorio per divincolarsi da catene che si sono fatte troppo asfissianti (Giovanni Flamini, Seesound).

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Il report del nostro release party a cura di Azzurra Sottosanti di Outsidersmusica! 

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 “La sensibilità musicale dei Differènce si sviluppa all’interno di un contesto urbano, la periferia romana, nutrendosi dei suoi contrasti e sotto l’influenza straniante della vita metropolitana, che rende la loro musica acida ed ossessiva” (Michela Chessa – 100 decibel)

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Dieci brani schietti nel migliore dei modi, una scrittura che non riesce a fare pace con niente, via compromessi o stati di ripensamento, si ai contorsionismi viscerali come lo sghiribizzo intossicato della titletrack, la schizofrenia di “Ti pare poco”, il blues drogato di “Non pensarci più” o il blitz, la toccata e fuga negli anni Settanta della psichedelica mid-Hendrixiana “Adesso lo sai”, dopodiché l’imprevedibilità è tutta ulteriormente da godere”. (Max Sannella, Indie For Bunnies)

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<< Il bello di “Agosto Divide” è che non c’è un minuto sprecato: brani brevi e concisi che disegnano rapidamente un’estetica profondamente alt-rock, direzione anni 90 […]. I romani Maurizio Lollobrigida ed Enrico Strina (questi i loro nomi) spingono sull’acceleratore con chitarre zanzarose e drumming instancabile, posizionandosi ad un ipotetico incrocio fra Verdena (la title track, “Quello che conta”) e Ministri (“Dissapore”), anche se alla fine sono i primi anni 90 a vincere: ascoltate “Ti pare poco” e scorgerete nello specchietto retrovisore le sagome dei primi Afterhours in italiano, quelli di “Germi” tanto per intenderci. E se Rino Gaetano avesse cantato in una band alt-rock probabilmente avrebbe scritto una canzone come “Cinghiale”>>. (C. Lancia, Ondarock)

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Tutto corre veloce e spericolato in un’ambientazione caotica senza linea guida che diventa un giusto compromesso con un particolare modo di cantare quasi dolce che, come nel caso di Cinghiale, diventa quasi una filastrocca. E anche questa è una ‘differènce’ del loro stile. (Andrea Renaldi – Extra! Music Magazine)

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“Cosa c’è all’interno di questo cd? Sicuramente tanta sostanza, visto che l’approccio è quello giusto e visto che, per fortuna, non si riscontra banalità tanto nelle musiche quanto nel linguaggio. I riff sembrano tutti interessanti e nei venticinque minuti circa di durata totale il rischio di annoiarsi è pressoché nullo. La voce di Lollobrigida convive bene con il sound fresco e moderno fornendo un’opportuna efficacia ai versi delle canzoni”. (Alessandro Basile – MusicOff)

 

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“Si sentono veramente tanto le influenze di gruppi come Pixies, The Black Keys, Nirvana e White Stripes. Quello che conta, con i suoi vuoti e pieni, Dissapore, Agosto Divide e Cinghiale sono le tracks che colpiscono maggiormente, sono «schegge» che invogliano ad andare avanti nell’ascolto, tutto a base di chitarre fuzzeggianti, ritmiche piacevoli e a tratti cattive che tuttavia non sfoggiano mai in veri e propri virtuosismi. […] Un vero e proprio organismo autosufficiente. Una versione di un grunge che incontra il quotidiano, un genere folle che trova la pulizia del pop”.  (Giovanni M. Urso – Nucleoartzine)

 

 

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“Amano lo stoner e da qui nasce il loro sound, un sound meno polveroso e più lucido di quello classico, da subito ricordano gli Audio 2, il particolare tono di voce ed i ritmi andanti sono un richiamo immediato. Ottimamente suonato e cantato il disco è decisamente bello e piacevole, testi interessanti e musiche che ti accompagnano nella giornata rendendola migliore, il che non è poco. L’immediatezza dell’impatto è evidente e colma ampiamente il fatto di essere musicalmente solo in due, il tempo speso nell’ascolto è decisamente un buon investimento” (M. Donini – Roba Da Rocker).

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“Agosto Divide è un bomba ad orologeria che ti accompagna per tutto l’ascolto. Ogni canzone, come ad esempio Ti pare poco, è un’esplosione di suoni racchiusa in tempi molto brevi che cercano di rapire l’ascoltatore. Da questo turbine se ne esce in uno stato quasi confusionale, dove ogni sentimento ed emozione è amplificato al 100 per 100″. (F. De Feo, Ocanerarock)

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Live Report dell’Uzuri Indie Festival a cura di Azzurra Sottosanti di Outsiders Musica

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Sono dei fighi. La chitarra è talmente distorta che a volte la scambi per un basso al suo punto di saturazione più estremo. La batteria è di quelle grosse, con i suoni grossi tipo i Mudhoney o gli Shellac. La voce canta in italiano – che è sempre un rischio quando si vuole fare blues exlplosion perché risultare scontati è facilissimo – ma se la risolve con un’indolenza tardo adolescenziale tipo Verdena (…). Come esordio è entusiasmante, e fin da subito mostrano dei tratti distintivi diversi dalle tante coppie chitarra-batteria che ho sentito finora. Promettono bene”. (S. Nolvo – Rockit)

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Dieci tracce per questo lavoro del duo romano che dimostra una buona vena creativa grunge/blues con momenti sporchi quanto serve e momenti più lineari ma altrettanto convincenti, testi in italiano e un cantato a volte graffiante a volte tendente alla melodia nella sua accezione più vera. “Agosto Divide” apre che ci ricorda i grandi Black Keys pur rimanendo su binari ricercati nel sound e con riff che fioriscono con equilibrio nell’incedere del pezzo. “Quello che conta” e “Dissapore” oscillano da atmosfere nirvaniane ad un certo pop punk supportato da una voce importante, melodica e graffiante, per certi versi ricordandoci il buon Manuel Agnelli; “Adesso lo sai” è il brano che preferisco e che raccoglie sia il blues che il grunge in una sintesi direi emblematica. Dai Pixies ai Nirvana per arrivare ai White Stripes il loro lavorio è da fini cesellatori! (M. Ugolini – Underground Webzine)

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Non c’è un singolo genere musicale in queste dieci tracce: c’è rock, grunge, garage, blues…tutto cantato in italiano e nonostante i temi sociali, amorosi dei testi non vi è rabbia.
“Agosto divide” è il primo brano: accattivante, “pop” nel senso lato del termine. Vengono in mente tanti riferimenti alla scena musicale italiana, primi su tutti i Verdena ma in alcuni momenti di cantato anche i Velvet.
La poetica “Dissapore” è reale, fin troppo, tanto da far venire voglia di urlare un vaffa…a chi ci ha fatto male eppure i due soci nerds (come si definiscono) la suonano e cantano molto rock, senza rassegnazione ma con lucidità.
Banale, forse, ma la mia preferita è “Ti Pare Poco” che ripete una frase come una nenia…e poi boom! Punk-rock stemperato ogni tanto per sottolineare che “tutto prima o poi torna indietro..”!
Come non risentire sonorità Black Keys ma anche Nirvana in questo gioiellino?!

 

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